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GLI INCIDENTI STRADALI

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Gli incidenti stradali

Le ferie iniziano e per alcuni finiscono per sempre. Percorrevo, in questi giorni, l’autostrada verso Roma dove gli incidenti stradali ci obbligavano a rallentare, a metterci in colonna mentre le notizie del traffico segnalavano il luogo dell’incidente, la gravità, l’incolonnamento degli autoveicoli. Non mancava la puntuale precisazione radiofonica: un autoveicolo è uscito di strada, un tir ha travolto alcuni autoveicoli per guida in stato di ubriachezza del conducente, un’auto si è schiantata contro il guardrail. 

Una vera strage inarrestabile. Alla notizia di tante persone sull’asfalto senza vita, rimaniamo sconvolti, per qualche ora soltanto. I parenti delle vittime invece si disperano. Una mamma che ha perso il figlio quindicenne investito da un autoveicolo condotto da un ubriaco, grida: “No, non può morire a quindici ani!”. È vero, non può morire, ma è morto perché la vita è un “vuoto a perdere”. Ogni anno sono circa cinquemila morti per incidenti stradali, assieme ad altri trecentomila feriti. 

Sembra che l’Italia detenga il primato in queste stragi stradali assurde e spesso responsabili. Certo, si può tirare in ballo la nostra scarsa educazione stradale, la stessa insufficiente cultura della legalità; oppure i controlli della polizia inadeguati, l’eccesso di autoveicoli o altri fattori a rischio. Mi sia però concessa un’obiezione: che cosa si sta facendo per educare i giovani e gli adulti al rispetto della loro e altrui vita? 

La prima auto in molte famiglie arriva come dono al compimento del 18° anno di età, come un obiettivo di presunta maturità. Poco si parla in famiglia, nelle scuole guida del rischio che comporta guidare un autoveicolo in stato d’ebbrezza, di sballo. Naturalmente servono i test sul tasso dell’alcol e delle sostanze stupefacenti, anche i controlli della polizia stradale sono necessari. Ma ciò che più serve è che i cittadini trovino, fin dall’infanzia, nelle loro famiglie e scuole, una educazione finalizzata al rispetto della vita e al bene comune. 

È utile, inoltre, che i genitori quando sono alla guida di un autoveicolo, diano ai figli buon esempio d’equilibrio, di prudenza. Mettere a rischio la propria e altrui vita non rispettando le regole della viabilità è davvero grave. Rischiare la vita con la stupida presunzione che ciò che capita agli altri non succeda a noi, è dabbenaggine. Non uccidere è un comando che vale sempre, anche quando si è alla guida di un auto. 

Sorpassi azzardati, sgommate, eccesso di velocità, frenate insensate, sono ormai un modo per dimostrare il disprezzo della vita. Quando poi sull’asfalto c’è il morto o più morti, causati da una guida insensata e omicida, sembra persino che all’omicida interessi maggiormente conservare la patente che prendere atto del suo crimine. 

Incredibile! Dove manca il rispetto della vita, tutto è possibile. Ripeto che poche famiglie educano i figli al rispetto della vita, la scuola e la società poi non primeggiano di certo in questo dovere. I richiami ad una guida prudente e sobria spesso sono affidati alla voce dei Ministri che si susseguono: Interni, Sanità…  Sono richiami inutili che ricordano le grida manzoniane. Si provi invece a focalizzare sullo schermo televisivo i morti schiacciati, stritolati dai pirati incoscienti, ubriachi, sballati. E si dica con forza ai telespettatori che sulle strade, ogni giorno, si uccide così.