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L'altruismo

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ALTRUISMO

ALTRUISMO

Le vittime dell’altruismo

Barbara, una giovane mamma, scrive sul diario: “Da quando è nato mio figlio, tre anni fa, mi sono dedicata completamente a lui, come una brava mamma deve fare. Proprio per questo non riesco a spiegarmi i pensieri violenti che ho da alcuni mesi. Ogni tanto arrivo a dirmi: “Lo odio, mi ha rubato la vita. Come può accadere?”. Quando amare diventa sinonimo di annullamento di sé, puntualmente si forma dentro di noi una reazione contraria. Ciò accade ogni volta che mettiamo in campo un atteggiamento eccessivamente buono o meglio ci sacrifichiamo completamente per gli altri. In un certo senso, si parla di “martirio psichico”, un modo di rapportarsi agli altri oblativo, che nega a noi stessi quei necessari momenti di rilassamento, di serenità. Non intendo, cari giovani, disconoscere i sacrifici delle mamme o dei papà per i loro figli o di altre persone impegnate in scelte umanitarie, ma solo suggerire quella necessaria attenzione verso se stessi per ricaricare sempre le “batterie” del cuore. 

La “bontà dovuta” 

Non dobbiamo, inoltre, confondere l’ostentazione dei buoni sentimenti con la generosità, che è spontanea. Alla nostra anima, che è come un caleidoscopio di impressioni ed emozioni, nulla va imposto, né auto-imposto. Se qualcosa nell’anima rimane fisso e immobile, dovuto, diventa motivo di recita, di finzione, proprio come certi sorrisi tanto belli quanto falsi. La pseudo bontà che mettiamo in atto spesso l’usiamo per nascondere l’egoismo, il perbenismo. Si tratta di una finzione che vuole far credere agli altri ciò che non siamo. Le tombe immortalano con epitaffi ampollosi e a volte buffi alcuni soggetti ritenuti esemplari. La morte è una prodigiosa livella, che rende quasi tutti bravi e buoni Si tratta di una metamorfosi voluta dai superstiti, una strategia che vuole riscattare, almeno con le parole, chi è stato chiuso nella cassa. Sensibilità? Pietà? Rispetto? Lascio a voi lettori la risposta. 

Una soluzione opportuna

La soluzione per estirpare dalla nostra anima la gramigna dell’ostentazione dei buoni sentimenti consiste nel liberarci dalla schiera delle persone buone nelle apparenze che ci illudono e poi deludono. Proviamo a dare spazio, ogni tanto, anche a quei pensieri duri o aggressivi che di solito giudichiamo inaccettabili. Ci accorgeremo che il loro scopo non è quello di trasformarci in mostri o in persone cattive, ma solo di liberarci dai buonisti di cui, inconsapevolmente, ci siamo circondati. Solo, in questo modo, affioreranno in noi la serenità, la pace e cercheremo persone vere, che amano e si lasciano amare. Individui che regalano un sorriso disinteressato, un abbraccio sincero. Basta con queste presenze costruite, artificiali, melliflue! Ripetiamo a noi stessi che quella persona è bugiarda, che quell’altra è infida, opportunista. Questi pensieri contengono una notevole dose di saggezza e spesso sono vere catarsi. Se ci diciamo alcuni pensieri negativi, non nella forma di pettegolezzo, ma solo di liberazione, non subiremo la falso altruismo di chi ci sta vicino, nonché i torti e le manipolazioni di cui spesso ci lamentiamo.

Un esercizio efficace

In noi certamente rimangono i segni negativi lasciati da certi vissuti. Chiudiamo pertanto gli occhi e lasciamo che nella nostra mente si formi un’immagine indistinta, nera. Poco per volta mettiamola a fuoco e vediamo affiorare nel buio tutto ciò che abbiamo subito e non amiamo e che vorremmo cancellare. Ci appaiono momenti della nostra vita in cui qualcuno ci ha usato, raggirato con gesti di convenienza. Quei ricordi sgradevoli sono proiettati come una pellicola di un film e noi siamo lì, spettatori, che guardano e basta. Mentre li osserviamo silenziosamente, tralasciamo i commenti, i giudizi. Diventiamo solo sguardo, puro sguardo. In questo stato la nostra vista si sfuoca, non sappiamo più dove siamo. Si spegne dentro di noi ogni ombra o buio del passato e si presenta una scia di luce. Non abbiamo più una dipendenza obbligata e cominciamo a provare un profondo senso di sollievo e un piacevole benessere che si diffondono nel corpo. Ci sentiamo finalmente a casa, protetti. Si tratta di un esercizio semplice, ma efficace.