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SOBRIETA' 2

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sobrieta

Fonte d’identità

Se è vero che sobrietà è semplicità, essenzialità, leggerezza, allora questa virtù può aiutarci a evitare la frammentazione della vita quotidiana e il rischio delle assolutizzazioni. Un "io sobrio" significa un io unitario, non distratto, ma equilibrato, armonico, morale. Un’identità misurata significa che una persona è sicura di sé e unitaria nelle sue scelte. La sobrietà tocca prima di tutto la dimensione identitaria, il rapporto con se stessi. L’individuo in questo senso non è più proprietario, teso quindi all’accumulazione, ma solidale e dunque capace di condivisione e di una capacità selettiva sulle cose. Pensiamo per esempio alla gestione del tempo, alla responsabilità nel decidere i tempi della vita. Anche il Vangelo ci offre un esempio interessante quando Gesù guarisce l’indemoniato, liberandolo dai tanti “demoni” che dividono la persona e la scindono al suo interno. Come ricorda lo scienziato tedesco W. Sachs: “Un eccesso di cose e oggetti non fa che intasare la vita quotidiana, distrarre in mille modi la nostra concentrazione e toglierci l’energia che ci serve per trovare una linea chiara da seguire nella vita. Chi non riesce a dare la giusta dimensione al proprio rapporto con le cose, infatti, finisce per non aver più risorse sufficienti per dar forma al proprio progetto di vita”.

Servizio verso gli altri

La sobrietà è servizio verso gli altri. Essa ha il potere di colorare la vita in una prospettiva solidale. La moderatezza indica il primato dell’altro come principio gerarchico ed esprime l’esistenza come premura e servizio verso gli altri. Essere solidali verso il prossimo comporta assumere una certa moderazione nelle nostre esigenze, alcune persino inutili, per riservare disponibilità agli altri, specie a chi vive con noi o per chi ha bisogno di aiuto. Penso spesso, cari ragazzi, alla sobrietà di Gesù riportata dagli evangelisti, nel suo abbassamento, nel suo prendersi cura dell’uomo lebbroso, paralitico, affamato, solo e senza speranza. Il suo invito: Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò”. Chi sono gli oppressi e affaticati? I poveri, gli emarginati. Gesù accoglie coloro che noi gettiamo sulla strada, predilige chi è disprezzato, chi non è considerato da nessuno, i ladri e le prostitute perché sono i più bisognosi del suo amore. Non possiamo però dimenticare, ragazzi e ragazze, che la sobrietà esprime anche il modo di vivere e di vedere il mondo con lo sguardo dei poveri e proprio per questo è una scelta morale.

La civiltà dell’accumulo

La sobrietà va rapportata anche all’uso dei beni materiali. Va osservato che questo è forse l’aspetto più attuale di questa virtù. La ricerca è ancora in corso e ci vorrà tempo per capire verso quali scelte di fondo si orienterà la comunità mondiale rispetto al neoliberismo e al trionfo dei consumi. Tutta l’economia, dice il Papa Francesco, è da ripensare. Per riesaminare l’economia, bisogna partire dalle piccole scelte quotidiane che tutti siamo chiamati a fare, usando i beni per scelte solidali, avendo cura del Creato e misurandoci con la povertà delle famiglie che ci vivono accanto. Il politico scrittore Alex Langer, scrive: “Bisogna passare da una civiltà del sempre di più a una civiltà del può bastare, forse è già troppo”. Nella prospettiva della sobrietà non si tratta "di dare di più" ma di "prendere di meno". Ciò significa ragionare in modo tale da far valere e rispettare i diritti dell’ambiente e delle generazioni future. La sobrietà non solo deve portare all'etica del limite, della misura, dell’equilibrio, ma anche alla cultura dell'armonia, della bellezza e della qualità. Per questo, dovremmo iniziare a parlare di una estetica della sobrietà (il gusto, la forma), e di eleganza della semplicità.