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LA FERMEZZA 2

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forza interiore

Scorta e risorsa

La fortezza interiore è necessaria, particolarmente in questi tempi di crisi. È la capacità di continuare a vivere e resistere nelle lunghe e dure avversità. Una “scorta” spirituale e morale alla quale le generazioni passate attribuivano un’enorme importanza, al punto di chiamarla virtù. Consente di non lasciarsi andare, di non perdere la speranza quando ci sarebbero tutte le condizioni per farlo. Se ci troviamo in contesti corrotti, ci fa lottare alla ricerca della giustizia. Se tutto ciò che conta sembra venir meno, mette in atto il riscatto. È con la fortezza interiore che vediamo la luce in fondo al tunnel, perdoniamo chi ci offende, aiutiamo gli altri anche quando non ci ignorano, ci manteniamo sobri anche quando siamo immersi nell’intemperanza, resistiamo per anni in un posto di lavoro sbagliato, rimaniamo in famiglia anche quando tutti e tutto, tranne la nostra anima, ci dicono di andarcene.

La virtù dei poveri

La fortezza, ragazzi e ragazze, è una qualità umana che sostiene, perché ci fa andare avanti anche in assenza di relazioni efficaci, di rapporti affettivi importanti, di alcune attese deluse. Per questo una bella parola che oggi racchiude molti dei significati della fortezza è resilienza, che indica la capacità che ha la persona di non mollare, di restare aggrappata alla parete, di non scivolare lungo i vari pendii di cui è fatta la vita personale e sociale. La resilienza nella malattia, nelle dure prove della vita, ci vuole. Si tratta di una resistenza interiore che si traduce in sfida dentro di noi e fuori di noi per vincere le apatie, gli scoraggiamenti, gli stati depressivi, le incomprensioni, gli insuccessi. Per questa ragione la fortezza interiore è stata definita la salvezza soprattutto dei poveri, che grazie a essa riescono ad affrontare l’ingiusta mancanza di risorse, di diritti, di libertà, di rispetto. È pure la risorsa dei profughi, che li fa sperare dentro le tendopoli, durante il faticoso esodo e nell’affrontare le ingiustizie dell’emarginazione e del rifiuto.

La spinta necessaria

Cari ragazzi e ragazze, sappiate che nei momenti difficili della nostra vita è necessario far riferimento alle risorse interiori che abbiamo acquisito. Le difficoltà del passato, superate con fatica e determinazione, hanno lasciato in noi un’energia, una spinta a reagire, ad affrontare gli ostacoli. Noi siamo la nostra storia, fatta di gioie e di sofferenze e conserviamo nel profondo della nostra mente una “struttura” resistente o fragile, a seconda dei vissuti facili o difficili. Sono solito dire ai genitori che devono farvi crescere autonomi e forti, resistenti ai colpi della vita, mettervi in salita, non togliervi dalle difficoltà ma trascinarvi, il più presto possibile, nei problemi, nelle rinunce, negli impegni. I genitori purtroppo sono oggi più preoccupati di farsi amare dai figli che di educarli; sono più pronti a proteggerli che ad avviarli a confrontarsi con la dura realtà della vita. Così trascurano di formare l’ossatura dell’anima dei loro figli. 

La sfida difficile

Una sfida difficile consiste nel saper resistere alle tentazioni, non lasciandoci sedurre dal male. Il termine “tentazione” è in disuso, anacronistico, appartiene al passato. Parlare schiettamente di “tentazione”, sembra fuori posto, in una società del tutto lecito. Il desiderio della donna di un altro è legittimo, così pure di un uomo che appartiene a un’altra. E i soldi? Molti sono tentati di rubare, non importa in che modo. Prevale una mentalità egoistica, in cui ogni limite posto alle nostre azioni è contestato, rifiutato perché ostacola la nostra “fame” di piacere. Non vogliamo un “blocco” mentale, un “freno” all’agire, una resistenza al male. Ci sentiamo e vogliamo essere liberi e quel “liberaci dal male” proposto da Cristo va modificato, non si adatta più alle nostre esigenze. Le tentazioni, cari amici, ci sono e non considerarle è mettere a rischio la bontà e la moralità delle nostre azioni. Tante tentazioni si “vendono” al mercato dei media per sostenere la domanda e incrementare l’offerta. In nome della economia che deve affermarsi ad ogni costo, si pubblicizza lo sballo, il sesso, la disonestà, la falsità.