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L’onestà, un valore utile

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ONESTA

Ho sempre ritenuto l’onestà un valore molto importante, ma, purtroppo, col tempo mi sto rendendo conto che, come diceva Giovenale, "L’onestà è lodata da tutti, ma muore di freddo". Pertanto, mi chiedo: l’onestà, oggi, è ancora un valore? Penso proprio di sì. La persona onesta piace, si cerca, si condivide insieme le scelte economiche, riceve da noi fiducia e responsabilità. Il termine “onestà” ha la stessa radice latina di “onore”, ossia di dignità e ci dà la misura della nostra e altrui lealtà e trasparenza. Le persone oneste vivono rettamente i rapporti famigliari, amicali, non rubano, non danneggiano la natura, i beni in comune, non traggono vantaggi o favoritismi per quello che fanno. Stimano gli altri, operano lealmente per il bene comune, senza identificarsi con etichette culturali o religiose. Il filosofo Cartesio diceva: “Vorrei che le poche persone oneste fossero tutte riunite in una città. Allora sarei ben felice di lasciare il mio eremo per andare a vivere con loro, se mi volessero accogliere in loro compagnia”. Anch’io penso che siamo felici se stiamo insieme a persone oneste. 

La fiducia ci vuole

Una domanda è lecita per voi cari amici che vi trovate in un contesto sociale spesso disordinato dove l’imbroglio è furbizia e la mancanza di onestà è costume: le persone oneste sono degne di fiducia? Su di loro certamente possiamo fare affidamento, sono quello che dicono di essere. Le persone oneste, infatti, permeano di rettitudine le loro azioni, scelte e relazioni; attendono alle responsabilità e riservano rispetto agli altri; onorano il lavoro non perdono tempo, non sottraggono beni, soldi. L’onestà è la virtù delle persone semplici e sagge che tengono con sé la coscienza per vagliare ciò che è bene o male. Voi ragazzi e ragazze vi chiedete spesso: come mai è così difficile essere onesti?  In un mondo in cui la disonestà sembra quasi un luogo comune e spesso porta al successo, perché essere onesti? Non rischiamo di essere ritenuti ingenui stupidi? Gli altri non si approfitterebbero di noi? Così pensano in molti!  Eppure, una società con molti disonesti non può reggere, si disgrega. Se non possiamo credere all’onestà delle persone che ci stanno vicine, i rapporti vengono meno, la convivenza soffre di una “malattia” grave: il sospetto.

La furbizia non serve

Durante una serata in cui parlavo di onestà, mi si è accesa una lampadina nella testa. Sono intervenuti nel dibattito alcuni ragazzi e ragazze e una di loro mi disse: “Anche in Italia c’è la mafia ma non tutti gli italiani sono mafiosi. Il problema                                 è che sono furbi. Mi si faceva notare, inoltre, come solo da noi la parola “furbo” rientri nelle categorie umane degne di rispetto, nonostante il dizionario definisca la furbizia la “qualità di chi, nella vita, sa raggiungere i propri scopi, evitando accuratamente le insidie e ricorrendo a ingegnosi espedienti”.  La furbizia, alla luce dei fatti che accadono, non è una virtù eticamente accettabile. E’ un atteggiamento che nasconde la disonestà dei più forti in una società in cui i deboli soccombono. Scrive, a proposito Michele Serra che “da noi – non c’è niente da fare – la furbizia, che è una delle più spregevoli manifestazioni di assenza di talento, continua a sembrare una virtù. E dire ‘li ho fregati!’ piace da matti, anche se è la voce del ladro a parlare”. Aggiungo, inoltre, che la superficialità e tolleranza hanno permesso di portare i furbi al potere, di accrescere boriosamente il loro prestigio a danno degli onesti.

La scorta dei principi

Per essere "onesti", ragazzi e ragazze, è necessario credere in voi stessi, ripetervi che l’onestà vale, senza molti tentennamenti. Con la scorta di solidi principi si è costruita l’evoluzione sociale e si è affermata in molti una coscienza attiva che rifiuta ogni atto di disonestà.  Mahatma Gandhi, Martin Luther King, madre Teresa  di Calcutta e altri hanno dato una testimonianza ferma, fiera e dignitosa, pur senza manifestazioni violente. Di contro, aumenta il disappunto nel rilevare abituali comportamenti furbeschi, furfanteschi che facilitano il raggiungimento di posizioni sociali importanti prive di merito, conseguite attraverso raccomandazioni, raggiri a scapito della rettitudine. Riflettiamo cari amici, sulla disonestà, un comportamento disdicevole, dannoso per noi e per gli altri. Come si può avere fiducia di una persona disonesta, di chi sa trarre vantaggi dalle situazioni agendo con immoralità mascherate? La risposta la date voi cari amici che spesso vi chiedete: di chi dobbiamo fidarci? (Tratto dal libro “tracce di moralità di don Chino Pezzoli).