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I GRANDI MAESTRI DELL'UMANITA' - Ermanno Olmi

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OLMI

Nato da una famiglia contadina e profondamente cattolica nella provincia di Bergamo il 24 luglio 1931,  Olmi rimane orfano di padre durante la Seconda Guerra Mondiale. Dopo aver frequentato il liceo scientifico e poi quello artistico (senza portare a termine gli studi), si trasferisce giovanissimo a Milano per iscriversi all'Accademia d'Arte Drammatica.  Ma per guadagnarsi di che vivere si impiega presso la Edison-Volta  dove organizza il servizio cinematografico dirigendo, fra il '53 e il '61, una trentina di documentari,

Si sposa con l'attrice Loredana Detto, dalla quale ha avuto il figlio Fabio. Olmi, debutta sul grande schermo con il lungometraggio “Il tempo di è fermato” (1959), dove narra l'amicizia fra il guardiano di una diga e uno studente. Fortemente influenzato dalle sue origini povere e rurali, il regista ebbe una visione di privilegio per gli umili, vale a dire per quelle persone semplici, che vivono in costante rapporto con la natura e, spesso, sono vittime della solitudine.

Olmi firma il suo capolavoro: L'albero degli zoccoli(1977), ambientato in una cascina vicino a Bergamo, alla fine del secolo scorso, abitata da cinque famiglie contadine. Ottiene  un grande successo in Italia e in tutto il mondo, tanto da guadagnarsi la Palma d'Oro e il Premio Ecumenico della Giuria al Festival di Cannes. Cos’ pure con il film “La leggenda del santo bevitore”, la storia ricavata dal romanzo di Joseph Roth.

Regista cattolico e credente, scrive: “Ho sempre fatto una gran fatica a credere in Dio. E con Dio ho anche barato, ponendogli delle domande e poi dandomi delle risposte da solo, risposte che erano come quelle dei bambini quando giocano con la propria coscienza. Ma con Gesù non ho mai potuto barare perché, al di là del fatto religioso, la testimonianza di Cristo (non parliamo del Figlio di Dio ma dell’Uomo) non fa che imbarazzarmi continuamente”. Si chiede anche quale è la grande gioia della vita umana?  Risponde: “L’uomo è la sola creatura in grado di stupirsi di fronte alle meraviglie del mondo”.

Amico del cardinale Martini, al quale dedicò l’ultimo documentario scritto con Marco Garzonio. Era profondo ammiratore di Papa Francesco, di don Lorenzo Milani . Di quest’ultimo disse che se avesse fatto un film su Gesù si sarebbe ispirato a don Lorenzo, un prete non compreso fino all’ultimo respiro.  

Olmi è un uomo buono e gentile, che si faceva voler bene. Quando avverte che si sta avvicinando la fine, confida agli amici: “Sento scorrere dentro la mia vita, ma sono sereno”. Sperava di andarsene come il santo bevitore della leggenda  con “la voglia di Dio che concede a tutti gli uomini deboli e ultimi, una morte tanto lieve e bella”. Non gli è stato concesso.

Dopo mesi spossanti di flebo e sospiri, all’arrivo della primavera quando i pascoli asiaghesi cominciano a vestirsi di giallo, era riuscito a farsi portare sul terrazzo dietro casa. Voleva vedere se dal boschetto sarebbe sbucato a cercarlo, zampettando sulla staccionata, il solito scoiattolo.  Il 7 maggio 2018 moriva  nella sua  casa ad Asiago. Ci mancherà.