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Ragazzi, Via le maschere

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maschera

Da quando sono state abbattute le barriere architettoniche del timore reverenziale, del rispetto, dell'autorità, del decoro, del galateo e della paura della punizione, voi ragazzi e ragazze, vi presentate più spontanei, a briglie sciolte. Via i tabù, via le maschere. Siamo planati in un mondo giovanile nuovo, ma sincero? Non ne sono così sicuro. La sincerità è una virtù che trova assenso nelle affermazioni, nei discorsi, ma poi è disattesa nei rapporti. C’è chi dice che è difficilmente compatibile con l'amicizia, con l'affetto e chi sostiene il contrario. La sincerità è una signorina stimata, ma poco amata. A volte è irritabile, più spesso è irritante. Nell'immaginario sociale, la sincerità è una virtù puerile, come lo è la bugia, il cui emblema è il naso di Pinocchio. Se i nasi davvero si allungassero a ogni bugia, lo spettacolo sarebbe assai gustoso, però non avviene e ciò avvantaggia i rapporti e l’amicizia stessa. Siamo quindi tutti bugiardi? Verifichiamo, ne vale la pena.

L’insincerità diffusa

In un mondo in cui l’apparire conta e l’immagine prevale in ogni rapporto, non è poi così difficile stilare una diagnosi morale: tra i limiti comportamentali, la falsità capeggia. Questo modo di relazionarsi è detestabile: guasta le amicizie, rovina i rapporti rendendoli impossibili, perché basati sull'ipocrisia che soppianta la lealtà la trasparenza e fa soffrire. La falsità è un mostro con più teste. Si agisce talvolta per compiacere gli altri per secondi fini, talaltra si dicono cose che non si pensano per cinico opportunismo, oppure ci si finge amici salvo poi dare libero sfogo alle critiche rivolte a chi non si lascia condizionare. Sicché si crede di essere furbi e persino intelligenti, seguendo l'arte del “far buon viso a cattivo gioco”. Si pensa di dar prova di maturità celando i propri pensieri, magari si ha persino la pretesa di essere buoni predicando bene, ma razzolando male. Quando la falsità si insinua nel modo di agire, finisce per dominare sulle parole impregnate di menzogne. Le critiche fatte alle spalle divengono sempre più maligne, ci si abbandona ai pettegolezzi e l'invidia fa la sua comparsa. La cattiveria, inoltre, prende il sopravvento, nonostante si voglia passare per persone buone e virtuose. Seneca scriveva: “Il cattivo che si finge buono dimostra di essere pessimo”.

La spontaneità becera

Alcuni affermano di essere diretti, spontanei, quindi sinceri. La persona spontanea spesso si relaziona con gli altri senza freni inibitori e controlli, dice o grida tutto quel che le passa per la testa. La spontaneità è immediata, non tollera la mediazione riflessiva, è diretta, selvatica, primitiva. Non è una virtù, però, è solo la liberazione di un impulso, è uno sfogo, quasi un'incontinenza. Spesso produce, in nome della sincerità, gravi danni al prossimo e ai rapporti umani. Ferisce la sensibilità degli altri, non si cura dei suoi effetti, danneggia i legami sociali. Chi è sincero dice ciò che pensa, chi è spontaneo sbotta, riversa all’esterno le sue emozioni.

La sincerità ha un filtro

Voi, ragazzi e ragazze, giustificate spesso il vostro linguaggio fatto di battute e di parolacce con la sincerità, ma non è così: siete impulsivi, aggressivi. Non confondiamo neppure la spontaneità con la libertà espressiva, a tal punto che tutto ciò che era coperto in passato dall'inibizione, diventa oggetto di esibizione, escludendo la prudenza che serve da autocontrollo. La sincerità ha sempre il filtro della ragione che elabora sia le parole sia le modalità dei comportamenti o dei rapporti.