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X un sì alla vita

I GRANDI MAESTRI DELL'UMANITA' - Annalena Tonelli

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TONELLI

Ha dato la vita per i poveri che amava 

Annalena nasce il 2 aprile a di Forlì. Forse non sapremo mai chi ha violentemente ucciso Annalena il 27 novembre del 2003° Borama in Somalia.  Sappiamo con certezza che questa missionaria laica lottò contro le povertà.
A volte aveva uno sguardo difficile da definire, uno sguardo aperto altrove che l'interlocutore faticava a localizzare, nello spazio e nel tempo. Guardava talora il passato, spesso il futuro, sempre il presente. Realizzava ogni giorno progetti concreti di carità, ma per spiegarli a volte parlava il linguaggio carezzevole dei sogni, e forse a loro si abbandonava, cosciente che l'utopia di oggi può diventare la realtà di domani.
All’ospedale di Borama che aveva fondato e dove l’hanno uccisa, curava  in particolare, la tubercolosi, ma in generale quella mortale malattia dell'Africa che si chiama miseria. Sognava il suo ospedale fosse trasformato in albergo, pulito, accogliente per far affrontare ai pazienti la malattia con serenità.  Il suo non era un sognare ingenuo, ma la visione profonda accompagnata da un'intelligenza determinata e gioiosa e persino da un'allegria genuina, francescana si potrebbe dire, non priva di qualche guizzo di ironia.
Calzava i sandali che le regalavano oppure andava scalza e di suo aveva uno scialle e un paio di tuniche e una volta, scherzando, disse che era più di quanto il Vangelo autorizzasse. Viveva da povera tra i poveri, da sfollata tra gli sfollati, da esule tra gli esuli, ma non si era mai ritenuta un'eroina né mai aveva considerato i suoi dei sacrifici. Afferma agli amici: “Non c'è rinuncia, rido di chi la pensa così, la mia è pura felicità, chi altro ha una vita così bella!”.
Di lei colpivano la fede in Dio e il rispetto dei valori umani, la pazienza scevra da ogni pigrizia e da ogni rassegnazione, il buon senso e la determinazione. Con risorse economiche minime, era sempre riuscita a fare miracoli allestendo un ospedale che curava soprattutto gli ammalati poveri e abbandonati. 
Alla sua morte, qualcuno la chiamò la madre Teresa dei somali. Forse è vero. Ma forse è solo una specie di appellativo postumo, una sintesi da giornale, uno slogan per suscitare emozione e, magari, per spiegare le capacità  di entrambe queste donne  di riconoscere Cristo nel povero. Certo, come tutte le persone di Dio, Annalena somigliava a Teresa nell'instancabile spirito di servizio e per la verità , nel rispetto delle tradizioni culturali e religiose delle persone curate e incontrate.  
Univa queste due donne la forza della preghiera. Sotto quest'aspetto, vivendo tra popolazioni interamente musulmane, Annalena negli ultimi anni fu forse meno fortunata di madre Teresa di Calcutta: al nutrimento dell'eucaristia poteva accostarsi solo quando si allontanava da Borama, o quando il vescovo di Gibuti la raggiungeva per celebrare la messa insieme. Entrambe, madre Teresa e Annalena, vivevano  la fedeltà autentica al messaggio del Vangelo e il rispetto degli ultimi.  
Annalena esprimeva una personalità limpida, un comportamento ispirato realmente al Vangelo: un suo sì era un sì e un suo no era un no. E forse a ucciderla è stata proprio questa sua scelta di dire si o no, qualunque folle movente abbia armato la mano che l'ha uccisa. È possibile che tale movente non sia mai provato. A spingere l'assassino potrebbero essere stati rancori personali. Annalena aveva allontanato dall'ospedale impiegati disonesti e aveva rifiutato di assumere persone note per la loro corruzione. O forse qualcuno ha voluto porre fine alle circostanziate denunce dei signori della guerra fatte sempre da Annalena.
O forse questa donna si è voluta fermare per la sua battaglia contro le mutilazioni genitali femminili, le umiliazioni e sfruttamenti delle donne. Annalena  si era scagliata contro i gruppi criminali che umiliavano, sfruttavano, mutilavano e vendevano le donne più povere. Era rispettosa di ogni credo religioso, da inserire nel suo ospedale persino una scuola islamica, dove i bambini ricoverati potevano continuare a studiare.
In ogni caso, quale sia stato il movente di chi ha fatto uccidere e ucciso  Annalena, lei è la vittima sacrificale dell'abisso nel quale è affondata  la Somalia in quegli anni. Un Paese ormai senza Stato, palestra desolata e focolaio permanente di violenza e di miseria. 

“Scelsi di essere per gli altri: i poveri, i sofferenti, gli abbandonati, i non amati. Confido di continuare fino alla fine della mia vita. Volevo seguire solo Gesù Cristo. Null'altro mi interessava così fortemente: Lui e i poveri in Lui. Per Lui feci una scelta di povertà radicale.  In tutta la vita non c'è cosa più importante da fare che chinarsi perché un altro, cingendoti il collo, possa rialzarsi”.  (Annalena Tonelli)